Non è una materia nuova, non ha un'ora sua e non la insegna un informatico. Cosa significa per il quaderno di matematica di tuo figlio.
Se tuo figlio è alla primaria o alle medie, quest'anno può capitarti di sentirgli dire che a scuola "hanno fatto coding". Dietro quella frase c'è un cambiamento vero nelle Indicazioni nazionali, e c'è anche parecchio spazio vuoto che nessuno ti racconta al colloquio.
Cosa dicono le Indicazioni, in concreto
Le Indicazioni nazionali del 2025 per la scuola dell'infanzia e il primo ciclo mettono nero su bianco l'informatica. Non come materia a sé stante: gli obiettivi sono affidati a matematica e tecnologia. Nel programma di matematica della primaria compare un nucleo chiamato informatica, e lì dentro ci sono le cose che un programmatore riconosce subito: algoritmi, istruzioni di selezione e di ripetizione, riconoscimento di regolarità e schemi ricorrenti.
Il livello è esplicitamente quello di Scratch, cioè blocchi colorati che si incastrano, non righe di codice da scrivere. Sul versante di tecnologia finiscono invece le altre cose: come è fatto un computer dentro, uso consapevole di internet, protezione dei dati personali.
Il riferimento normativo non nasce oggi. Il pensiero computazionale era già entrato nell'ordinamento con la legge 233 del 29 dicembre 2021, articolo 24-bis. Le Indicazioni del 2025 fanno la cosa che mancava: lo traducono in obiettivi che un insegnante può mettere nella programmazione annuale.
Le tre cose che le Indicazioni non dicono
Qui iniziano le note a piè di pagina che contano davvero.
- Non c'è un'ora dedicata. L'informatica va dentro ore che esistono già, e quelle ore hanno anche frazioni, geometria, problemi. Il tempo che resta lo decide la singola classe.
- Non la insegna un informatico. La insegna la maestra di matematica o il professore di tecnologia, con la formazione che ha. Alcuni sono bravissimi e ci si buttano. Altri, comprensibilmente, no.
- Non c'è un progetto lungo. Il pensiero computazionale si impara costruendo qualcosa che dura settimane e si rompe più volte. Un'attività da un'ora dentro l'unità sulle ripetizioni mostra l'idea, ma non porta nessuno a finire un gioco.
Cosa significa per tuo figlio, a seconda dell'età
Primaria, dagli 8 ai 10 anni
A scuola vedrà probabilmente attività sul labirinto, percorsi da far fare a un personaggio, forse un'ora di Scratch o di CodyRoby su carta. Serve: gli fa capire che un computer esegue quello che gli dici, non quello che intendevi. Non basta: a quell'età la differenza la fa avere un progetto proprio da portare avanti, anche stupido, anche brutto, purché suo.
Medie, dagli 11 ai 13 anni
Qui il divario si apre. Alcune scuole fanno robotica ed entrano in gara con progetti seri. Altre si fermano al foglio di calcolo e a una presentazione. Se tuo figlio è nel secondo gruppo e la cosa gli interessa, alle superiori arriverà come chi non ha mai scritto una riga, e in un liceo scientifico con opzione scienze applicate o in un tecnico informatico quella differenza si sente nei primi due mesi.
Come capire cosa sta facendo davvero la sua scuola
Al prossimo colloquio evita la domanda "fate coding?", perché la risposta è quasi sempre sì e non ti dice niente. Chiedi invece queste tre.
- Quante ore all'anno, più o meno, e in quale materia finiscono.
- I ragazzi costruiscono un progetto loro o seguono un tutorial uguale per tutti.
- Cosa portano a casa alla fine: un file che gira, o una scheda compilata.
Se le risposte sono vaghe non è colpa dell'insegnante, è il modo in cui la riforma è stata scritta: obiettivi chiari, tempo e formazione lasciati alle singole scuole.
Cosa puoi fare tu senza spendere niente
Prima di pensare a un corso, ci sono due mosse gratuite che funzionano.
La prima: apri scratch.mit.edu insieme a lui e lascia che smonti un progetto già fatto di qualcun altro. Su Scratch tutti i progetti pubblicati si possono aprire e modificare. Imparare guardando dentro al lavoro degli altri è esattamente come funziona questo mestiere anche da adulti.
La seconda: quando ti fa vedere una cosa che ha costruito, non chiedere se è finita. Chiedi cosa succede se premi quel tasto due volte di fila. È la domanda che trasforma un gioco in un problema da risolvere, ed è la stessa domanda che si fa un collaudatore vero.
Quando ha senso aggiungere un corso
Non perché la scuola sbaglia. Perché la scuola, per come è costruita, si ferma al livello dell'idea. Se dopo qualche mese vedi che apre Scratch da solo, che torna su un progetto vecchio per sistemarlo, che si arrabbia quando non funziona invece di chiudere la finestra, quello è il momento in cui un percorso lungo produce qualcosa. Se invece lo apre solo quando glielo dici tu, aspetta: un corso di trentadue lezioni comprato per un interesse che non c'è diventa un altro pomeriggio occupato.
Fonti
- Nuove Indicazioni 2025, Ministero dell'Istruzione e del Merito (PDF)
- Competenze digitali e Indicazioni nazionali 2025, Scuola7
- L'informatica nelle Nuove Indicazioni 2025, Rizzoli Education
Articolo aggiornato il 18 settembre 2026. Se trovi un dato che non torna, scrivici: lo correggiamo.